domenica 15 gennaio 2012

Pascoli?

É un azzardo lo so, eppure penso ci siano delle possibilità che Pascoli arrivi tra i temi di maturità. Il perché?
Ecco qui!

giovedì 12 gennaio 2012

Aristotele il simpatico

Questo episodio del mondo antico è risaltato fuori stamattina in 3 scientifico, a partire dalla definizione che il filosofo stagirita diede dell'uomo, definendolo come BIPEDE IMPLUME. Perchè dovette specificare "implume"? beh... (mi scuso, sono molto scarsa come disegnatrice, ma mi diverto lo stesso a scarabocchiare)

martedì 3 gennaio 2012

BUON 2012

Cari ragazzi,

mi scuso per il prolungato silenzio.
Vorrei augurare a tutti un ottimo inizio di 2012, con la speranza che per tutti quest'anno porti soddisfazioni e gioia.
E se in mondo dovesse finire? Beh, tanto meglio impegnarsi ancora di più, e non cedere alla tentazione della pigrizia, perchè, anche di fronte alla pronosticata fine del mendo, sarà bene presentarsi preparati il più possibile!

Qui a fianco un'interessante proposta di soluzione dell'enigma!

domenica 4 dicembre 2011

Teocrito, le Talisie e la dichiarazione di poetica (5CL)

http://www.youtube.com/watch?v=uixFi4Tq8b4
Ed ecco il video promesso sulla rivisitazione delle Talisie di Teocrito. Uno sguardo lo merita, decisamente. Riporto qui i passi interessati

"Simìchida, dove te ne vai
a mezzogiorno, quando tra le spine

dorme anche la lucertola e le allodole
tra le tombe non fanno pazzi voli?
A un pranzo senza invito vai con fretta
o corri al torchio di uno di città?
Così ai tuoi piedi, mentre ti precipiti
canta ogni pietra urtando nei calzari".
"Lìcida caro, fu la mia risposta,
tu suoni in modo eccelso tra i pastori
e i mietitori e questo è un gran conforto
al nostro cuore. Ho in capo la speranza
d'una gara con te. Questa è la strada
per le Talisie; apprestano un banchetto
i compagni a Demetra dal bel peplo
offrendo le primizie del benessere.
La dea colmò per loro d'orzo l'aia
con fiorente misura d'abbondanza.
Ma via, cantiamo i canti pastorali;
una è la strada ed una è la giornata,
forse sarà un vantaggio per entrambi.
Dalle Muse ebbi anch'io voce canora
e un ottimo cantore sono detto
da tutti anch'io. Ma non vi presto fede
non io, per Zeus, non vinco a mio giudizio
né l'ottimo Sicèlida di Samo
né Filita nel canto, ma gareggio
come una rana tra le cavallette".
Così dicevo ad arte e mi rispose
il capraio ridendo soavemente:
"Certo ti faccio dono del bastone;
poiché tu sei un germoglio, a dire il vero,
modellato da Zeus. Quanto detesto
l'architetto che vuole costruire
una casa di altezza equivalente
alla cima del monte Oromedonte
e detesto gli uccelli delle Muse,
quelli che, mentre fanno in direzione
dell'aedo di Chio chicchirichì ,
si affaticano senza risultato

lunedì 28 novembre 2011

I vecchi che aspettano la morte, di Virgilio Giotti

Vi lascio questa lunga, bellissima poesia. Poesia in dialetto triestino, vera, sentita, reale. spero piaccia a voi quanto da sempre piace a me.

I veci che ’speta la morte. di Virgilio Giotti, poeta.

I la ’speta sentai su le porte
de le cesete svode d’i paesi;
davanti, sui mureti,
5 co’ fra i labri la pipa.
E par ch’i vardi el fumo,
par ch’i fissi el ziel bianco inuvolado
col sol che va e che vien,
ch’i vardi in giro le campagne e, sotto,
10 i copi e le stradete del paese.
Le pipe se ghe studa;
ma lori istesso i le tien ’vanti in boca.
Pipe,
che le xe squasi de butarle via,
15 meze rote, brusade,
che le ciama altre nove:
ma za
le bastarà.
Se senti el fabro del paese bàter,
20 in ostaria ch’i ciàcola,
un contadin che zapa là vizin,
e el rugna
e el se canta qualcossa fra de sé
ch’el sa lu’ solo;
25 e po’ ogni tanto un sparo,
in quel bianchiz smorto de tuto,
un tiro solo, forte.

I veci che ’speta la morte.

I la speta sentai ne le corte,
30 de fora de le case, in strada,
sentai su ’na carega bassa,
co’ le man sui zenoci.
I fioi che zoga ’ntorno.
I zoga coi careti,
35 i zoga còrerse drio,
i ziga, i urla
che no’ i ghe ne pol più:
e quei più pici i ghe vien fina ’dosso,
tra le gambe;
40 i li sburta,
i ghe sburta la sedia,
i ghe porta la tera e i sassi
fin sui zenoci e su le man.
Passa la gente,
45 passa i cari de corsa con un strèpito,
pieni, stivai de òmini e de muli
che torna de lavor:
e tra de lori ghe xe un per de fie
mate bacanone,
50 che in mezo a quei scassoni
le ridi e ridi;
e le ga el rosso del tramonto in fronte.

I veci che ’speta la morte.

I la ’speta a marina sui muci
55 tondi de corde;
ne le ombre d’ i casoti,
cuciai par tera,
in tre, in quatro insieme.
Ma ziti.
60 I se regala qualche cica
vanzada d’ i zigàri de la festa,
o ciolta su, pian pian, par tera,
con un dolor de schena:
i se regala un fulminante
65 dovù zercar tre ore,
con quele man che trema,
pai scarselini del gilè.
A qualchidun ghe vigniria, sì,
de parlar qualche volta;
70 ma quel che ghe vien su,
che lu’ el volaria dir,
lo sa anca l’altro,
lo sa anca staltro e staltro.
Nel porto, in fondo, xe ’na confusion,
75 un sussuro lontan,
forte che se lo senti istesso.
I vaporeti parti
e riva drïo man.
I ciapa el largo, i va via pieni neri;
80 i riva driti, i se gira, i se ’costa,
i sbarca in tera
muci de gente
che se disperdi sùbito.
Resta solo el careto de naranze,
85 un per de muli
che i se remena tuto el dopopranzo
là ’torno,
e el scricolar sul sol del ponte.

I veci che ’speta la morte.

90 I la ’speta sentai su le porte
dei boteghini scuri in zitavècia;
nei pìcoli cafè, sentai de fora,
co’ davanti do soldi
de àqua col mistrà;
95 e i legi el foglio le ore co’ le ore.
In strada,
ch’el sol la tàia in due,
ghe xe un va e vien contìnuo,
un mòverse, nel sol ne l’ombra,
100 de musi, de colori.
I legi el foglio:
ma tute robe xe
che ghe interessa poco;
ma come mi i lo legi,
105 quando che ’speto su ’na cantonada
la mia putela,
che tiro fora el foglio
par far qualcossa,
ma che lèger, credo de lèger,
110 ma go el pensier invezi a tuto altro;
e un caminar, ’na vose,
che me par de sintir,
me fermo e ’scolto.

La 5 classico e la Città Eterna, Volume 1

Ma quanto so bbelli!

lunedì 21 novembre 2011

La morte secondo Epicuro

E abìtuati a ritenere che nulla per noi è la morte; poiché ogni bene e male è nella sensazione; d'altra parte è privazione di sensazione la morte. Di conseguenza una corretta consapevolezza del (fatto che) nulla è per noi la morte rende godibile la mortalità della vita, non proponendo un tempo infinito, ma eliminando il desiderio irrealizzabile dell'immortalità. Nulla infatti c'è di terribile nel vivere per colui che ha compreso autenticamente il (fatto che) nulla c'è di terribile nel non vivere. Cosicché sciocco (è) colui che dice di temere la morte non perché farà soffrire quando sarà presente, ma perché fa soffrire essendo sul punto di esserci. Ciò che infatti essendo presente non infastidisce scioccamente fa soffrire essendo previsto. Il più spaventoso dunque dei mali, la morte, (non è) nulla per noi, dal momento che quando noi ci siamo, la morte non è presente, quando invece la morte è presente, allora noi non ci siamo. Dunque non c'è né per i viventi né per i morti, dal momento che per gli uni non c'è, glialtri invece non ci sono più.

domenica 20 novembre 2011

Programmazione dal 21 al 27 Novembre

Ed è subito DICEMBRE!
1CL:
Lunedì: consegna e correzione verifiche, II declinazione
Venerdì: VERIFICA DI VERBI GRECI
Sabato:  II declinazione

3CL:
Martedì: VERSIONE IN CLASSE
Giovedì: letteratura greca. Omero
Sabato: Letteratura Greca, Omero

3CL-LL:
Lunedì: Stilnovo, Cavalcanti, letteratura comico realistica
Venerdì: Interrogazione
Sabato:Dante Inferno VERIFICA

3LST:
Giovedì:Conclusioni Stilnovo
Venerdì: Conclusione Stilnovo
Sabato: Dante Inferno VERIFICA

4CL: 
Martedì:Tucidide
Giovedì: Tucidide VERIFICA TEORIA

5CL:
Lunedì:VERSIONE DI GRECO 2
Martedì: VERIFICA CALLIMACO E APOLLONIO RODIO
Giovedì: Petronio
Venerdi: Petronio
Sabato: Teocrito